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ancora! |
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...pensare tutte le volte
che ho attraversato questa strada, il Corso, per negozi, con gli amici
direzione Navona o Spagna per un gelato, con il sole o la pioggia, una
volta nevischiava anche. Ed ora? Siamo tanti, migliaia, e se ci guardiamo bene siamo tutti simili, nei colori che portiamo, nei gesti che facciamo, persino nei respiri. Ma cosa più importante siamo uguali grazie alla passione per la corsa. L'asfalto del corso corre veloce sotto le scarpe, seguiamo la linea bianca a metà strada, come un binario, sento il mio corpo che si scalda, la turbina si accende via via che i minuti passano, sono talmente carico che mi sento una locomotiva; il bello però è che allo stesso tempo il mio corpo è rilassato, i muscoli del viso sciolti, il respiro è ok, il cuore anche, per fortuna per ora è tutto ok. E' ora di attraversare il Tevere, direzione Piazza Cavour; le strade si riempiono di gente man mano che la mattina avanza, i turisti nei pressi del Vaticano ci guardano, e sono loro che in realtà ci incitano di più. E quando sei in gara e senti qualcuno incitarti e battere le mani senti come una scarica dentro, un brivido lungo la schiena che ti da la carica per proseguire. Ehi, che succede, si rallenta di colpo. Dimenticavo, siamo arrivati al primo ristoro, un pezzetto di gara se ne è andato, brindiamo con un bel bicchiere d'acqua e poi via di nuovo a ritmo, senza mollare mai, sempre allerta, ma godendosi lo spettacolo della città tutta nostra. Mi piace questo tratto, ci si distrae dal tempo e dai km nel cercare la tua strisciolina d'asfalto accerchiata dai sampietrini, è divertente impostare qualche curva, c'è chi lo fa troppo ed inciampa cercando di tagliare sul marciapiede. Ed eccoci in men che non si dica ai piedi di Monte Mario, ma per fortuna non lo si scala, ma con un unico gesto svoltiamo tutti verso Piazza Mazzini direzione Lungotevere, ammirando le prime tenere foglie che ravvivano i viali alberati; una spugna fresca sul viso, non fa caldo, anzi, il vento freddo asciuga il sudore e crea qualche disagio. Eccolo il biondo Tevere, già s'intravede lo stadio Olimpico. Ed è qui che il mio pensiero torna alla tabella di gara, ora devo forzare un pò, sono caldo abbastanza, di qui in avanti, per un 15 km circa il percorso si fa più veloce, poche curve e bel fondo, specie ora, e così decido di passare dai 5'/km ai 4'50. Ritorno con lo sguardo al tracciato ed ecco il tabellone dei 10 km, un'occhiata veloce al cronometro, 49' 57'', un sorriso ed un pensiero ad i miei amici che ogni tanto corrono con me e che mi soprannominano Daniele "lo svizzero", per il fatto di calcolare le andature quasi al secondo anche senza orologio. Basta ascoltare il proprio corpo, il proprio cuore, ed è lui che ora mi sta dicendo:"vai, vai, forza". E come dirgli di no?... |