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domenica, 03 febbraio 2008 17:37:51

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...ti alleni duramente per mesi, sacrifichi Sabati e Domeniche per fare i tuoi "lunghi", aspetti quel giorno con un'ansia irresistibile che inizia non appena tagli il traguardo dell'edizione precedente. Curi tutti i particolari fino all'ultimo, sei pronto, carico, speranzoso.
Entri nelle gabbie quella mattina, migliaia con te, l'attesa dello sparo, vai si parte. Tutto bene, le gambe girano bene, segui tutti i rifornimenti, mantieni il passo stabilito senza problemi, incoraggi chi vedi già in difficoltà, l'asfalto scorre sotto le tue scarpe, i chilometri passano veloci.
Improvvisamente inizi a perdere 2''/3'' a km, non capisci perchè, non ci sono curve, non senti particolare fatica, per tornare nei ritmi stabiliti aumenti un pò, e li ti rendi conto che qualcosa non va per il verso giusto; le gambe le senti come svuotarsi, con la stessa sensazione del 35° km pur stando al 20°. Non capisci, poco più di due settimane fa hai corso il tuo lunghetto di 28 km senza problemi, ed ora già ti senti cedere, fatichi sempre più a mantenere il ritmo, finchè non lo reggi più e ti senti perso, tanti pensieri ti scorrono in testa, vedi materializzarsi nella mente idee e disegni terribili, come farò ad arrivare al traguardo così? Come posso fare altri 20 km in queste condizioni. Tieni duro, stringi i denti, ma la rampa di Tor di Quinto ti ha provato incredibilmente, l'hai corsa tante volte senza problemi, hai affrontato tante salite peggiori recuperandole tutte, ma stavolta...pensi all'alimentazione dei giorni precedenti, la solita, quella prima della gre lunghe e degli allenamenti lunghi, ma allora che succede? I km passano, quasi ci si trascina, non vuoi rinunciare alla tua medaglia, vuoi esserci anche tu, ma senti che stai per mollare...passa il 25°, passa il 30°, il divertimento di correre è finito ormai da tempo, c'è solo sofferenza ed ogni istante pensi a se fermarti o continuare. Poi ad un tratto le gambe s'impietriscono, come quando ci si ferma subito dopo il traguardo. E' ora di fermarsi, di gettare la spugna. Il sogno s'infrange, ed una lacrima ti solca il viso, mentre la gente ai bordi della strada cerca di consolarti.

Non dimenticherò mai quel giorno, ma non ho rimpianti, anzi, credo sia un'esperienza che prima o poi è bene che un maratoneta provi, perchè aiuta a conoscere ancora meglio il proprio corpo ed il proprio spirito, Certo quest'anno alla partenza della XIII Maratona di Roma non potrò non pensare a quel giorno...sarò impaurito, ma avrò anche tanta voglia di conquistare quella medaglia per la quale faccio tanti sacrifici nel corso dell'anno e che non vedo l'ora di sentire di nuovo intorno al mio collo!

 

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